lunedì 5 febbraio 2007

Il calcio di domani

In questi giorni non ho scritto qui per mancanza di tempo e intanto il mondo ci è crollato addosso. Mai si era sentito in Italia tanta mobilitazione e tanto sgomento, è stato il nostro 11 settembre. Altre 12 persone sono morte in scontri post-partita in Italia, sarà quella di un poliziotto a far cambiare veramente le cose?
Tutti si sono affrettati a dire la propria, a fare a gara nel chiedere severità; qualche presuntuoso (Pippo Baudo) ha pure criticato il Papa. Per poi, già nei giorni successivi, far tornare tutto verso la normalità o quasi, in perfetto stile italiano. Il nostro Paese infatti possiede il record mondiale dell'indignazione, ma pure quello del conservatorismo.
Ritengo la scelta di Pancalli di fermare tutti i campionati sostanzialmente comprensibile: come ha detto Paolo Condò il calcio non si è fermato per lutto, ma per sfinimento. Dal mio punto di vista si doveva però rispettare la prima regola dello show-business: show must go on. Per dare un segnale forte ai tifosi violenti: il calcio non siete voi e non siete in grado di fermarlo.
Al di là di pause e partite a porte chiuse è però certo che il sistema vada cambiato alla radice, con l'applicazione di norme che vadano a tutelare i cittadini "normali" e facciano terminare questo perenne stato delle cose in cui gli ultrà sono i padroni indiscussi all'interno dello stadio.
Il confronto è banale e in questi giorni è stato utilizzato numerosissime volte, ma è sicuramente il più efficace: l'Inghilterra deve essere il nostro modello. Chi ha un po' di memoria si ricorda ancora almeno vagamente quei 92 morti allo stadio di Sheffield; il fenomeno hooligans era forse ancora più grave del nostro, ma è stato limitato con grande determinazione da tutte le forze in campo: governo, federazione, società sportive. In Italia esiste oggi questa concordia e desiderio di voltare pagina? Al momento pare di sì ma è indispensabile che passata la sbornia di pietà non si torni al punto di partenza.
Non sono necessarie nel brevissimo periodo norme particolarmente innovative: come primo passo quelle contenute nel decreto Pisanu sono di per sufficienti, se applicate... Sono in sei stadi in tutta Italia sono stati infatti realizzati i lavori di adeguamento necessari. In quest'ottica giocare a porte chiuse anche in quelli stadi in cui sono stati investite decine di milioni per la messa a norma.
Da qui a fine anno vanno perciò chiusi quegli stadi che non offrono alcuna garanzia di sicurezza e consentirne la riapertura solo nel momento in cui siano in regola. L'Italia è anche il Paese dalle milleproroghe e questa volta abbiamo pagato un caro prezzo...
Per il futuro lo scenario deve cambiare in modo più profondo:
1) stadi di proprietà delle società calcistiche, che li possono sfruttare per qualunque tipo di attività; ora sono invece di proprietà dei comuni, con conseguente burocrazia.
2)addestramento di steward per il servizio d'ordine; nei primi tempi dovranno essere affiancati da polizia e carabinieri, ma poi dovranno diventare un valido servizio di sicurezza, con la possibilità anche di arrestare gli irrequieti. Oggi invece il servizio interno è una burletta.
3)pene più dure e soprattutto certe per i delinquenti; per molti giudici invece fare casino allo stadio è uno sfogo giovanile
4)tornelli e biglietto nominativo ovunque
5)controlli seri: togliere meno tappi dalle bottigliette e più petardi dalle tasche
6) sistemi di controllo video delle tribune, con centrali di sicurezza in ogni stadio.
Va in definitiva cancellato il concetto attuale di curva sostituito da uno, certo più gradevole, di appartenenza generale: diceva Doni che dopo una partita 1-5 dal suo Maiorca, all'uscita dallo stadio venne circondato "Adesso mi menano pensai, e invece volevano solo l'autografo".
Ricollegandomi al punto 1, buona parte degli stadi italiani andrebbe abbattuto e ricostruito altrove: ad esempio come può essere controllato adeguatamente il Massimino se si trova nel centro città? quali operazioni di filtraggio possono essere fatte prima dell'ingresso?
Il problema è difficile e qualunque mossa potrebbe creare enormi resistenze. Ma si dovrà tenere duro e remare contro gli attuali padroni del sistema.

3 commenti:

Doc ha detto...

mentre scrivevo ho trovato queste dichiarazioni, mi pare il caso di riportarle.
Caruso (PRC): "La morte di un agente vale come quella di un ultrà" «La nostra polizia carica come negli anni Cinquanta. Manganella nel mucchio, chi trova trova, e se trova un ragazzino che non c'entra e inciampa, come dire, non esita. [...] È il momento di riprendere in considerazione una proposta di legge di Rifondazione, quella che chiede la possibilità di identificare le forze dell'ordine. All'estero spesso è così. Sul casco hanno un numero. È più democratico sapere ci ti sta spaccando la testa. No?»
Ma di Caruso deputato abbiamo davvero bisogno?
Dice invece il sociologo De Masi: "stop per cinque anni e tutte le spese o le risorse che assorbe dirottate a Università e Ricerca che servono molto di più alla crescita e sviluppo del Paese. Alla fine si tratta di rimettere le cose al posto giusto, considerato che ben 15mila poliziotti ogni domenica sono comandati a sorvegliare stadi dove giocano 22 persone ultrapagate".

Luca ha detto...

un'altra bella frase l'ha detta Matarrese, secondo cui i morti fanno parte del sistema o qualcosa del genere. D'accordo con tutto, io aggiungerei (fatto) divieto di vendere biglietti in blocco e di organizzare pullman o treni per i tifosi. Chi vuole andare a vedere gli avversari si compra i biglietti da solo e si organizza da solo!

Rob ha detto...

Sono d'accordo con tutte e due, fra l'altro la seconda la volevo dire ma l'ho dimenticata: il fatto che la società organizzi le trasferte dei tifosi è sintomo di un legame stretto con i vari gruppi.
La prima tua proposta invece teoricamente rientrerebbe nell'idea del biglietto nominale, che diciamoci la verità, potrebbe aver maggior effetto nell'individuare i bagarini che non i responsabili di lanci di oggetti. In realtà però i bagarini prosperano ancora, perciò qualcosa non quadra...