venerdì 24 novembre 2006

Pallacanestro: aiuti ai giovani e categorie minori da riformare

Parlavo oggi pomeriggio col mio amico Simone Ciunfrini, giocatore dell'Aurora Desio, di quali problemi affrontino oggi i ragazzi per entrare nel giro delle squadre senior. Molti talenti si perdono proprio in questa transizione e sembra una trasposizione sul piano sportivo di quanto avviene nelle aziende tradizionali: a giovani con grande potenziale sono preferiti onesti lavoratori esperienziati.

Un problema di questo tipo riguarda praticamente tutti gli sport ma nella pallacanestro italiana, dopo l'apertura delle frotiere imposta dalla FIBA è stata portata all'eccesso, provocando un enorme afflusso di giocatori stranieri che finisce per soffocare la transizione dal vivaio alla prima squadra. L'effetto negli anni è un impoverimento delle prestazioni non solo della nazionale ma anche dei club. I team italiani si trovano fra l'altro in una difficile situazione: hanno grandi ambizioni europee ma non budget paragonabili a quello dei rivali. In questo momento vi è poi una grossa competizione a livello nazionale; il contesto risulta quindi molto differente rispetto ad altre nazioni, prime fra tutti Serbia e Croazia, dove poche regine dominano i campionati e hanno la possibilità di offrire ai loro giovanissimi talenti palcoscenici di primo livello, anche continentale. In realtà la Russia fa cose simili, ma lì il fortissimo legame squadre-fedrazione rende il discorso molto più complesso.

Sarà, come dice Andrea Meneghin, che i più forti comunque emergono, ma sono necessarie misure per affrontare il problema. La Federazione Italiana se ne è più volte occupata, ne va dato atto, ma spesso senza grossi risultati. Passiamo ora in rassegna brevemente le proposte e i regolamenti portati avanti.

1) 5 italiani + 5 stranieri + 2 oriundi: la proposta, peraltro rigettata dalla Lega e tuttora al centro di uno scontro fra i due organismi, è di per sè discreta ma contiene due problemi. Il primo è valutarne l'applicabilità: essendo una regola che limita di fatto la libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità Europea può essere applicata solo come gentlemen agreement; e che fare se uno la infrange? Purtroppo lo stesso problema nasce per ogni tipo di regolamento di questo tipo, sarebbe bastata una deroga allo sport nella Costituzione Europea...
Il secondo aspetto che non mi piace è quello del 5 italiani + 2 oriundi; preferisco di molto il termine "azzurabile" e quindi applicare una regola del tipo 6 azzurrabili + 6 stranieri. Il punto è che non comprendo questa piccola discriminazione verso gli oriundi italiani, generalmente italo-americani: possono essere convocati in nazionale ma, per regola FIP, solo uno alla volta. Se sono italiani non ci deve essere limite, altrimenti non vanni convocati proprio! Va comunque fatta una distinzione dai non convocabili, altrimenti rischiamo un'invasione di argentini inutilizzabili dalla nazionale italiana avendo già militato in quella del loro Paese.

2) Due juniores in panchina: regola ormai consolidata, quasi inutile visto che passano quasi sempre 40' in panca ma comunque un buon segnale.

3) incentivo di formazione: tanto vituperato ma questa idea è rivoluzionaria e aiuterà veramente a crescere i vivai italiani. Se per ottenere un giocatore da un'altra squadra si dovrà pagare salato ogni anno allora diventa molto più conveniente formare un grande vivaio in modo da poter utilizzare i giocatori in prima squadra oppure guadagnare vendendoli... Creare giocatori in casa diventa un vero e proprio business e il cambiamento è strutturale, le società si troveranno presto di fronte ad un bivio: investire nelle giovanili oppure su giocatori over31. Si spera che l'accento sia sulla prima opzione, visto anche che un over31 può mollarti per andare quando e dove vuole visto che è il proprietario del suo cartellino.

Al di là di tutto questo è essenziale che il mercato abbia un limite in termini temporali, con finestre ben definite e non aperto tutto l'anno come ora. Possiamo accettarlo in Eurolega ma nn nel campionato nazionale. Un mercato chiuso obbligherebbe le squadre da una parte a puntare solo su giocatori davvero di qualità (devono tenerseli un anno, non possono cambiarli dopo 2 mesi) e contemporaneamente a pianificare degli obiettivi di crescita per i suoi 18enni. Ti si rompe un americano? mi dispiace sei stato sfigato, ecco pronto un ragazzo volenteroso a cercare di mettere una pezza, non un altro americano che gioca da 10 anni fra Libano, Venezuela e Ibl.

Qui va messo un segnalibro: un giovane è uno che ha fino ai 18, max 20 anni, non un 25enne (come me..). Lanciare in serie A uno di 25 anni è normale, un 16enne è una scommessa...

Tutto questo vale per le alte sfere, ma che c'entrano le serie minori? c'entrano c'entrano, perchè tutto viene a cascata. Sono inutili regole come max tre 35enni in serie C1 se poi non sono i ragazzi a giocare.

Pensiamo ai campionati di 1a e 2a Divisione, cosa sono ora? Sono dei rettangoli dove ci si picchia più che giocare, partecipano squadre con età media 45 anni. Ne hanno tutto il diritto per carità, ma perchè non usarli per sviluppare i vivai? Oggi non è possibile: o il ragazzo può giocare almeno in Promozione o deve stare ancora nelle giovanili, perchè la 1a divisione inizia a febbraio e la 2a pure.

A cosa servono due campionati quasi identici che iniziano 6 mesi dopo la partenza della stagione sportiva? dico una cosa che farà inorridire qualcuno: uniamoli, facciamo una divisione sola, così a ottobre magari qualche squadra (tante lo farebbero) ci può mandare i ragazzi a farsi le ossa. Prenderebbero tante botte? Le botte diminuiscono se l'età media si abbassa... Inutile per la nazionale? non dobbiamo pensare solo a quella e poi se uno iniziasse a giocare in queste categorie a 14 anni? In ogni caso alle squadre di C e forse anche B farebbe molto comodo.

Ripeto, non dovremmo pensare a quella possibile categoria come l'allargamento di quelle attuali, ma come un incontro fra i vivai e l'esperienza, per sostituire quella nefandezza che è il campionato Under21. E' un torneo costoso e che mi dà l'idea di un uomo che non se ne vuole andare da casa: ad un età in cui in Serbia sei un campione affermato qui ti trattano ancora da ragazzino.

Sarebbe utile in un torneo sul modello delle università americane ma tutta questa è un'altra storia...

1 commenti:

Karl ha detto...

Sono d'accordo: non puoi far fare ad un ragazzo di diciotto ani un campionato di prima divisione e basta, altrimenti da ottobre a gennaio che fai? quei tornei nati solo per menare?