Scusate il ritardo: torno online dopo numerose settimane causa problemi tecnici che tuttora persistono. Il mio computer ha una falla di sistema che non mi permette di accedere correttamente al blog e quindi postare.
In ogni caso, venendo alle cose serie: ieri si sono giocate al Palalido di Milano, tempio dell'Olimpia, le finali dell'International Meeting di pallacanestro, il torneo organizzato dalla Victor Basket. Nella categoria Under14 hanno trionfato gli spagnoli della Selezione Catalana, che hanno sconfitto allo sprint i lituani dell'Alytus Kaunas, la famosa scuola fondata da Sabonis.
Nell'Under 18 invece è risultata vincente l'FMP Belgrado, che ha asfaltato il Partizan in un derby serbo inedito nel nostro Paese. Partita noiosissima: FMP nettamente superiore, Partizan imbarazzante, punteggio bassissimo oltre che mai in discussione.
Nell'intervallo delle due finali doppia esibizione minibasket da me organizzata e arbitrata fra Victor e OSAL Novate nelle categorie aquilotti ed esordienti. La sentenza sulla loro riuscita va al pubblico, mi preme solo ringraziare gli allenatori che hanno collaborato.
Note positive per l'Italia: ho visto due talenti decisamente futuribili nel torneo Under 14. Sono Giacomo Cacace, che ha giocato con l'Olimpia, e Tommaso Carnovali di Bergamo.
Negative: vedere Milano che perde di 20 con l'Ardens Sedriano non è certo una cosa che faccia onore al loro blasone.... Naturalmente nulla contro L'Ardens, anzi complimenti ai loro dirigenti per il lavoro svolto negli ultimi anni.
lunedì 30 aprile 2007
venerdì 16 febbraio 2007
Perchè dico no all'Africa
Nel mio post dell'8 febbraio Luca ha lasciato una domanda più che legittima: ''se il Sudafrica riesce a organizzare i mondiali di calcio 2010, perché non potrebbe farcela (anche a livello di budget) per le Olimpiadi nel 2028 o 2032?''. A mio parere, come suggerisce il titolo, la risposta è che nessuna nazione africana attualmente/in breve prospettiva, sia in grado di garantire un'organizzazione olimpica nella misura richiesta dagli standard moderni.
Il perché lo illustrerò, non molto brevemente credo, qui di seguito. Come riferimento per uno standard olimpico di primo livello seguo il bid-book di Salzburg 2014, che potete reperire in inglese e francese a questo link: http://www.salzburg2014.com/en/ourplan_1160.html
Partiamo subito da due considerazioni preliminari:
1. l'esempio portato nel bid-book è di un'Olimpiade Invernale, sicuramente meno difficile da organizzare di una estiva, soprattutto dal punto di vista logistico (3500 atleti anziché 11000, proporzionalmente anche meno dirigenti, allenatori e giornalisti). D'altra parte è difficile pensare a Olimpiadi Invernali in Africa entro il 2030.
2.La sede olimpica 2032 sarà scelta nel 2025, quindi questa è la data obiettivo, 18 anni a partire da oggi.
Ad oggi la nazione africana in grado di fornire maggiori garanzie all'organizzazione di un evento sportivo di grande respiro è proprio il Sudafrica, come sta a dimostrare appunto l'assegnazione del mondiale di calcio 2010; quindi l'ex Paese dell'apartheid, uno dei più ricchi e dei più stabili politicamente, può essere utilizzato come best case nell'analisi.
Un'ultima considerazione prima dei paragoni: il Mondiale di calcio è stato assegnato al Sudafrica nell'ambito di un'ampia e abile manovra di Blatter per consolidare l'universalità del calcio, cioè introdurre una rotazione dei continenti nell'organizzazione. Quindi: Asia 2002, Europa 2006, Africa 2010, America 2014. Finito il giro di consensi Blatter ha immediatamente ripiegato (e l'Inghilterra è favorita per il 2018).
Come è chiaro quindi il Sudafrica organizza il mondiale perché era stato stabilito preventivamente che la sede di gioco fosse il Continente Nero, non in quanto vincitrice di una gara mondiale.
Partendo ora nell'analisi comparata con il bid book vengono subito in evidenza aspetti deficitari in una organizzazione sudafricana. Pur la sicurezza, supposta quindi la capacità di far fronte e prevenire attacchi terroristici, o più semplicemente della potente criminalità locale, al capitolo 6 si parla di finanze, il che si lega indissolubilmente con il problema della stabilità politica.
Per il 2010 infatti il comitato organizzatore ha avuto numerosi incidenti di percorso, fra mancanza di finanziamenti, arretratezza dei lavori e diatribe interne, tali da minacciare addirittura la revoca del mandato per affidarlo con procedura di emergenza alla Germania.
Sarebbe probabilmente strumentale affossare una candidatura per problemi di questo tipo (sarebbe coinvolto qui il comitato olimpico, là la Federcalcio), visto che sono comuni anche in Paesi più "sviluppati" (leggasi Italia per i Giochi del Mediterraneo 2009), ma nella testa dei delegati tutto fa brodo. Questa forma di instabilità è a mio vedere solo al terzo posto nella scala dei problemi sudafricani.
Al secondo posto troviamo infatti quello degli impianti sportivi (capitolo 8); per i mondiali 2010 si sta trattando di costruire uno stadio e sistemare gli altri. Lo sforzo per i Giochi sarebbe decisamente superiore visto il grande deficit strutturale. Tutto ciò si lega evidentemente al punto precedente: per superarlo è necessario un enorme sforzo economico che difficilmente il governo sudafricano è in grado di garantire a pieno.
Questa mancanza di garanzie monetarie è però dovuta fondamentalmente al problema principe, spesso trascurato dai meno attenti, ma punto chiave di qualunque aspirazione olimpica: la logistica delle persone e delle merci. Per organizzare una manifestazione del genere non è sufficiente costruire qualche impianto, formare volontari e fissare le gare: è necessario invece una riverifica totale delle infrastrutture di trasporto. Lo sta facendo anche Londra, con pesanti investimenti, pur avendo oltre 10 linee metropolitane, tanto più dovrebbero farlo altre città meno attrezzate.
Questo deficit infrastrutturale credo sia il gap principale che oggi toglie a città dell'emisfero sud (Australia esclusa) la possibilità di competere ad armi pari con le metropoli del Nord. Gli investimenti necessari avrebbero una dimensione economica tanto elevata da rivelarsi insostenibile. Per questo motivo in un post passato indicavo in uno sponsor molto danaroso una delle poche possibilità per ribaltare la situazione.
Lo scenario fin qui delineato è certamente destinato a cambiare nei decenni a venire, o almeno lo spero, ma credo allo stesso tempo che 18 anni sia un lasso di tempo troppo limitato.
Detto questo, da qui al 2032 è possibile che una città africana possa divenire sede olimpica, ma a mio modo di vedere, nonostante i ripetuti sforzi di Cape Town, per altro lodevoli, può essere solo per precisa scelta politica. Questo d'altra parte potrebbe già avvenire ai Giochi del Coomowealth 2014, dove Abuja (Nigeria) è in gara contro Glasgow e Halifax.
Faccio notare che non sono voluto cadere nei luoghi comuni della sicurezza e della corruzione (tutto il mondo è paese).
Due note per concludere:
a) ai Giochi di Pechino gran parte dei biglietti avrà un prezzo limitato (circa 10 euro) per consentirne l'acquisto anche a larghe fasce della popolazione locale, che ha evidentemente un potere d'acquisto molto più basso del nostro. Iniziativa lodevole: sacrificato l'amore del budget per l'amor patrio.
b) l'obelisco davanti allo stadio Olimpico (in fase di restauro) è stato coperto da un cartellone in cinese del CONI che ricorda l'impegno per i Giochi 2008. Speriamo bene.
Il perché lo illustrerò, non molto brevemente credo, qui di seguito. Come riferimento per uno standard olimpico di primo livello seguo il bid-book di Salzburg 2014, che potete reperire in inglese e francese a questo link: http://www.salzburg2014.com/en/ourplan_1160.html
Partiamo subito da due considerazioni preliminari:
1. l'esempio portato nel bid-book è di un'Olimpiade Invernale, sicuramente meno difficile da organizzare di una estiva, soprattutto dal punto di vista logistico (3500 atleti anziché 11000, proporzionalmente anche meno dirigenti, allenatori e giornalisti). D'altra parte è difficile pensare a Olimpiadi Invernali in Africa entro il 2030.
2.La sede olimpica 2032 sarà scelta nel 2025, quindi questa è la data obiettivo, 18 anni a partire da oggi.
Ad oggi la nazione africana in grado di fornire maggiori garanzie all'organizzazione di un evento sportivo di grande respiro è proprio il Sudafrica, come sta a dimostrare appunto l'assegnazione del mondiale di calcio 2010; quindi l'ex Paese dell'apartheid, uno dei più ricchi e dei più stabili politicamente, può essere utilizzato come best case nell'analisi.
Un'ultima considerazione prima dei paragoni: il Mondiale di calcio è stato assegnato al Sudafrica nell'ambito di un'ampia e abile manovra di Blatter per consolidare l'universalità del calcio, cioè introdurre una rotazione dei continenti nell'organizzazione. Quindi: Asia 2002, Europa 2006, Africa 2010, America 2014. Finito il giro di consensi Blatter ha immediatamente ripiegato (e l'Inghilterra è favorita per il 2018).
Come è chiaro quindi il Sudafrica organizza il mondiale perché era stato stabilito preventivamente che la sede di gioco fosse il Continente Nero, non in quanto vincitrice di una gara mondiale.
Partendo ora nell'analisi comparata con il bid book vengono subito in evidenza aspetti deficitari in una organizzazione sudafricana. Pur la sicurezza, supposta quindi la capacità di far fronte e prevenire attacchi terroristici, o più semplicemente della potente criminalità locale, al capitolo 6 si parla di finanze, il che si lega indissolubilmente con il problema della stabilità politica.
Per il 2010 infatti il comitato organizzatore ha avuto numerosi incidenti di percorso, fra mancanza di finanziamenti, arretratezza dei lavori e diatribe interne, tali da minacciare addirittura la revoca del mandato per affidarlo con procedura di emergenza alla Germania.
Sarebbe probabilmente strumentale affossare una candidatura per problemi di questo tipo (sarebbe coinvolto qui il comitato olimpico, là la Federcalcio), visto che sono comuni anche in Paesi più "sviluppati" (leggasi Italia per i Giochi del Mediterraneo 2009), ma nella testa dei delegati tutto fa brodo. Questa forma di instabilità è a mio vedere solo al terzo posto nella scala dei problemi sudafricani.
Al secondo posto troviamo infatti quello degli impianti sportivi (capitolo 8); per i mondiali 2010 si sta trattando di costruire uno stadio e sistemare gli altri. Lo sforzo per i Giochi sarebbe decisamente superiore visto il grande deficit strutturale. Tutto ciò si lega evidentemente al punto precedente: per superarlo è necessario un enorme sforzo economico che difficilmente il governo sudafricano è in grado di garantire a pieno.
Questa mancanza di garanzie monetarie è però dovuta fondamentalmente al problema principe, spesso trascurato dai meno attenti, ma punto chiave di qualunque aspirazione olimpica: la logistica delle persone e delle merci. Per organizzare una manifestazione del genere non è sufficiente costruire qualche impianto, formare volontari e fissare le gare: è necessario invece una riverifica totale delle infrastrutture di trasporto. Lo sta facendo anche Londra, con pesanti investimenti, pur avendo oltre 10 linee metropolitane, tanto più dovrebbero farlo altre città meno attrezzate.
Questo deficit infrastrutturale credo sia il gap principale che oggi toglie a città dell'emisfero sud (Australia esclusa) la possibilità di competere ad armi pari con le metropoli del Nord. Gli investimenti necessari avrebbero una dimensione economica tanto elevata da rivelarsi insostenibile. Per questo motivo in un post passato indicavo in uno sponsor molto danaroso una delle poche possibilità per ribaltare la situazione.
Lo scenario fin qui delineato è certamente destinato a cambiare nei decenni a venire, o almeno lo spero, ma credo allo stesso tempo che 18 anni sia un lasso di tempo troppo limitato.
Detto questo, da qui al 2032 è possibile che una città africana possa divenire sede olimpica, ma a mio modo di vedere, nonostante i ripetuti sforzi di Cape Town, per altro lodevoli, può essere solo per precisa scelta politica. Questo d'altra parte potrebbe già avvenire ai Giochi del Coomowealth 2014, dove Abuja (Nigeria) è in gara contro Glasgow e Halifax.
Faccio notare che non sono voluto cadere nei luoghi comuni della sicurezza e della corruzione (tutto il mondo è paese).
Due note per concludere:
a) ai Giochi di Pechino gran parte dei biglietti avrà un prezzo limitato (circa 10 euro) per consentirne l'acquisto anche a larghe fasce della popolazione locale, che ha evidentemente un potere d'acquisto molto più basso del nostro. Iniziativa lodevole: sacrificato l'amore del budget per l'amor patrio.
b) l'obelisco davanti allo stadio Olimpico (in fase di restauro) è stato coperto da un cartellone in cinese del CONI che ricorda l'impegno per i Giochi 2008. Speriamo bene.
lunedì 12 febbraio 2007
2018 sul lago Tahoe
Importante notizia dagli States: Reno e Tahoe Lake hanno stretto un'alleanza per ospitare le Invernali 2018. Non è una delle tante candidature multiple senza speranza che stanno andando di moda, sono due località vicine fra loro, distanti solo 82 km l'una dall'altra. In qualche modo è quindi simile ad un Torino-Bardonecchia, come è stato nel 2006.
La candidatura ha possibilità di successo fortemente dipendenti dall'esito per il 2016, ma ha grandi possibilità di essere l'alfiere USA scelto dal comitato olimpico nazionale. Prepararsi e vedere se è il momento giusto..
Perde leggermente quota invece Are, sempre per il 2018: il maltempo ai mondiali di sci alpino non è certo colpa degli organizzatori e sarebbe potuto accadere ovunque, ma comunque queste cose lasciano un irrazionale senso di fastidio.
Anja Paerson con due ori porta da sola la Svezia in testa al medagliere. Come è possibile che il suo paesino, Tarnaby, di 600 abitanti, possa aver prodotto così tanti campioni? (Paerson, Stenmark, Byggmark)
PS: ieri gli ultras del Milan all'indirizzo di Ronaldo hanno cantato (su una vecchia musica interista) "Ooo il fenomeno ce l'abbiamo noi, è tornato qua ma non più di là''. A parte la frase sconclusionata, ce ne è voluto tanto di tempo per cancellare 5 anni di Inter...
La candidatura ha possibilità di successo fortemente dipendenti dall'esito per il 2016, ma ha grandi possibilità di essere l'alfiere USA scelto dal comitato olimpico nazionale. Prepararsi e vedere se è il momento giusto..
Perde leggermente quota invece Are, sempre per il 2018: il maltempo ai mondiali di sci alpino non è certo colpa degli organizzatori e sarebbe potuto accadere ovunque, ma comunque queste cose lasciano un irrazionale senso di fastidio.
Anja Paerson con due ori porta da sola la Svezia in testa al medagliere. Come è possibile che il suo paesino, Tarnaby, di 600 abitanti, possa aver prodotto così tanti campioni? (Paerson, Stenmark, Byggmark)
PS: ieri gli ultras del Milan all'indirizzo di Ronaldo hanno cantato (su una vecchia musica interista) "Ooo il fenomeno ce l'abbiamo noi, è tornato qua ma non più di là''. A parte la frase sconclusionata, ce ne è voluto tanto di tempo per cancellare 5 anni di Inter...
giovedì 8 febbraio 2007
Staudacher eroe per un giorno
Patrick Staudacher, altoatesino, è il nuovo campione del mondo di SG ai Mondiali di sci alpino in svolgimento ad Are, in Svezia. Come ho detto nel titolo è un eroe di un giorno, uno sciatore dall'onesta carriera, 29° nel ranking mondiale, che nel giorno più adatto azzecca gara e condizioni della pista per aggiudicarsi una vittoria storica.
D'altra parte in questa stagione molte gare sono state condizionate dalle condizioni della pista, primo fra tutti lo SL di Adelboden, dove Marc Berthod ha vinto rimontando oltre 2 secondi e partendo dalla 27a posizione (stabilendo un record per lo slalom visto il suo pettorale numero 60). E' necessario che in futuro la FIS richieda maggiori garanzie per il mantenimento uniforme delle condizioni della pista, perchè ne va di mezzo il regolare svolgimento delle competizioni.
Da un po' non parlo di Olimpiadi. Oggi sul Budapest Sun era pubblicato uno studio della PricewaterhouseCoopers, secondo cui Budapest non ha alcuna possibilità di candidarsi per il 2016. Sinceramente non era nemmeno una possibilità che ho mai preso in considerazione, visto lo scarsissimo risalto dato alle intenzioni dal comitato nazionale ungherese. La rinuncia è dovuta alle cattive condizioni macroeconomiche che affliggono il Paese e che costringerebbero a rimandare la corsa al 2020. Non credo però che parteciperanno neppure per quella data: per la realizzazione degli impianti è stimato un costo di 23 miliardi di dollari, verosimilmente non reperibili a breve.
Una tegola sulle ambizioni olimpiche danesi: per il ministro dell'economia Thor Pedersen gli ospedali sono più importanti e la Danimarca non è in grado di ospitare un evento del genere. Troppo realista il signor Pedersen, un po' di entusiasmo patriottico su! Per le sue critiche parte dall'osservazione dei problemi di bilancio di Londra 2012 (vero) e sostiene che sarebbe meglio una candidatura unita a Norvegia e Svezia. Impossibile: il CIO era scettico su una candidatura della Lombardia in quanto regione e non città e accetterebbe addirittura tre nazioni insieme? Qui si dà le traveggole...
Il ministro dello sport e della Cultura Brian Mikkelsen però prosegue sulla sua strada e il prossimo obiettivo è la realizzazione di un impianto adeguato ai mondiali di pallamano. Insomma la tabella di marcia prosegue, obiettivo 2020 o 2024.
Infine ecco una ricerca del TSE Consulting : nei prossimi 25 anni i Giochi dovrebbero sbarcare in Africa. Il 75% degli 80 esperti contattati ha detto che una nazione africana ospiterà i Giochi da qui al 2032. Per la stessa ricerca il CIO non dovrebbe attuare un sistema di rotazione fra i continenti.
Punto primo: che campione statistico sono 80 persone? Sono esperti ma comunque sono pochi per fare percentuali, si resta ancora nella responsabilità individuale delle risposte, si può far valere ancora un'auctoritas personale. Secondo: sono d'accordo che i Giochi siano cosa delicata e non si debbano usare per scopi politici, cioè migliorare l'immagine dell'Africa, non perchè sia sbagliata la cosa in sè, ma perchè si rischia di pagare in sicurezza. Oltre che in organizzazione, logistica, impianti, eccetera.
Non vedo allora come possa essere, in assenza di condizionamenti politici, che questo fatto si realizzi. Si può vedere il caso per punti:
1)sicuramente non saranno Giochi Invernali, a meno che non si facciano due baite sul Kilimangiaro
2)non sarà il 2016, dove non ci sono candidature
3)nel 2020 ci sono solo gli auspici di Cape Town e l'Europa avrebbe il turno a favore
4)restano 2024, 2028 e 2032, solo tre possibilità
Quali sarebbero le nazioni che possono economicamente farsene carico? Solo Sudafrica e forse Kenya, ma servono pesantissimi finanziamenti da sponsor che sfruttino questa occasione per ottenere un forte ritorno d'immagine. Un'idea non molto olimpica, ma tant'è...
D'altra parte in questa stagione molte gare sono state condizionate dalle condizioni della pista, primo fra tutti lo SL di Adelboden, dove Marc Berthod ha vinto rimontando oltre 2 secondi e partendo dalla 27a posizione (stabilendo un record per lo slalom visto il suo pettorale numero 60). E' necessario che in futuro la FIS richieda maggiori garanzie per il mantenimento uniforme delle condizioni della pista, perchè ne va di mezzo il regolare svolgimento delle competizioni.
Da un po' non parlo di Olimpiadi. Oggi sul Budapest Sun era pubblicato uno studio della PricewaterhouseCoopers, secondo cui Budapest non ha alcuna possibilità di candidarsi per il 2016. Sinceramente non era nemmeno una possibilità che ho mai preso in considerazione, visto lo scarsissimo risalto dato alle intenzioni dal comitato nazionale ungherese. La rinuncia è dovuta alle cattive condizioni macroeconomiche che affliggono il Paese e che costringerebbero a rimandare la corsa al 2020. Non credo però che parteciperanno neppure per quella data: per la realizzazione degli impianti è stimato un costo di 23 miliardi di dollari, verosimilmente non reperibili a breve.
Una tegola sulle ambizioni olimpiche danesi: per il ministro dell'economia Thor Pedersen gli ospedali sono più importanti e la Danimarca non è in grado di ospitare un evento del genere. Troppo realista il signor Pedersen, un po' di entusiasmo patriottico su! Per le sue critiche parte dall'osservazione dei problemi di bilancio di Londra 2012 (vero) e sostiene che sarebbe meglio una candidatura unita a Norvegia e Svezia. Impossibile: il CIO era scettico su una candidatura della Lombardia in quanto regione e non città e accetterebbe addirittura tre nazioni insieme? Qui si dà le traveggole...
Il ministro dello sport e della Cultura Brian Mikkelsen però prosegue sulla sua strada e il prossimo obiettivo è la realizzazione di un impianto adeguato ai mondiali di pallamano. Insomma la tabella di marcia prosegue, obiettivo 2020 o 2024.
Infine ecco una ricerca del TSE Consulting : nei prossimi 25 anni i Giochi dovrebbero sbarcare in Africa. Il 75% degli 80 esperti contattati ha detto che una nazione africana ospiterà i Giochi da qui al 2032. Per la stessa ricerca il CIO non dovrebbe attuare un sistema di rotazione fra i continenti.
Punto primo: che campione statistico sono 80 persone? Sono esperti ma comunque sono pochi per fare percentuali, si resta ancora nella responsabilità individuale delle risposte, si può far valere ancora un'auctoritas personale. Secondo: sono d'accordo che i Giochi siano cosa delicata e non si debbano usare per scopi politici, cioè migliorare l'immagine dell'Africa, non perchè sia sbagliata la cosa in sè, ma perchè si rischia di pagare in sicurezza. Oltre che in organizzazione, logistica, impianti, eccetera.
Non vedo allora come possa essere, in assenza di condizionamenti politici, che questo fatto si realizzi. Si può vedere il caso per punti:
1)sicuramente non saranno Giochi Invernali, a meno che non si facciano due baite sul Kilimangiaro
2)non sarà il 2016, dove non ci sono candidature
3)nel 2020 ci sono solo gli auspici di Cape Town e l'Europa avrebbe il turno a favore
4)restano 2024, 2028 e 2032, solo tre possibilità
Quali sarebbero le nazioni che possono economicamente farsene carico? Solo Sudafrica e forse Kenya, ma servono pesantissimi finanziamenti da sponsor che sfruttino questa occasione per ottenere un forte ritorno d'immagine. Un'idea non molto olimpica, ma tant'è...
lunedì 5 febbraio 2007
Il calcio di domani
In questi giorni non ho scritto qui per mancanza di tempo e intanto il mondo ci è crollato addosso. Mai si era sentito in Italia tanta mobilitazione e tanto sgomento, è stato il nostro 11 settembre. Altre 12 persone sono morte in scontri post-partita in Italia, sarà quella di un poliziotto a far cambiare veramente le cose?
Tutti si sono affrettati a dire la propria, a fare a gara nel chiedere severità; qualche presuntuoso (Pippo Baudo) ha pure criticato il Papa. Per poi, già nei giorni successivi, far tornare tutto verso la normalità o quasi, in perfetto stile italiano. Il nostro Paese infatti possiede il record mondiale dell'indignazione, ma pure quello del conservatorismo.
Ritengo la scelta di Pancalli di fermare tutti i campionati sostanzialmente comprensibile: come ha detto Paolo Condò il calcio non si è fermato per lutto, ma per sfinimento. Dal mio punto di vista si doveva però rispettare la prima regola dello show-business: show must go on. Per dare un segnale forte ai tifosi violenti: il calcio non siete voi e non siete in grado di fermarlo.
Al di là di pause e partite a porte chiuse è però certo che il sistema vada cambiato alla radice, con l'applicazione di norme che vadano a tutelare i cittadini "normali" e facciano terminare questo perenne stato delle cose in cui gli ultrà sono i padroni indiscussi all'interno dello stadio.
Il confronto è banale e in questi giorni è stato utilizzato numerosissime volte, ma è sicuramente il più efficace: l'Inghilterra deve essere il nostro modello. Chi ha un po' di memoria si ricorda ancora almeno vagamente quei 92 morti allo stadio di Sheffield; il fenomeno hooligans era forse ancora più grave del nostro, ma è stato limitato con grande determinazione da tutte le forze in campo: governo, federazione, società sportive. In Italia esiste oggi questa concordia e desiderio di voltare pagina? Al momento pare di sì ma è indispensabile che passata la sbornia di pietà non si torni al punto di partenza.
Non sono necessarie nel brevissimo periodo norme particolarmente innovative: come primo passo quelle contenute nel decreto Pisanu sono di per sè sufficienti, se applicate... Sono in sei stadi in tutta Italia sono stati infatti realizzati i lavori di adeguamento necessari. In quest'ottica giocare a porte chiuse anche in quelli stadi in cui sono stati investite decine di milioni per la messa a norma.
Da qui a fine anno vanno perciò chiusi quegli stadi che non offrono alcuna garanzia di sicurezza e consentirne la riapertura solo nel momento in cui siano in regola. L'Italia è anche il Paese dalle milleproroghe e questa volta abbiamo pagato un caro prezzo...
Per il futuro lo scenario deve cambiare in modo più profondo:
1) stadi di proprietà delle società calcistiche, che li possono sfruttare per qualunque tipo di attività; ora sono invece di proprietà dei comuni, con conseguente burocrazia.
2)addestramento di steward per il servizio d'ordine; nei primi tempi dovranno essere affiancati da polizia e carabinieri, ma poi dovranno diventare un valido servizio di sicurezza, con la possibilità anche di arrestare gli irrequieti. Oggi invece il servizio interno è una burletta.
3)pene più dure e soprattutto certe per i delinquenti; per molti giudici invece fare casino allo stadio è uno sfogo giovanile
4)tornelli e biglietto nominativo ovunque
5)controlli seri: togliere meno tappi dalle bottigliette e più petardi dalle tasche
6) sistemi di controllo video delle tribune, con centrali di sicurezza in ogni stadio.
Va in definitiva cancellato il concetto attuale di curva sostituito da uno, certo più gradevole, di appartenenza generale: diceva Doni che dopo una partita 1-5 dal suo Maiorca, all'uscita dallo stadio venne circondato "Adesso mi menano pensai, e invece volevano solo l'autografo".
Ricollegandomi al punto 1, buona parte degli stadi italiani andrebbe abbattuto e ricostruito altrove: ad esempio come può essere controllato adeguatamente il Massimino se si trova nel centro città? quali operazioni di filtraggio possono essere fatte prima dell'ingresso?
Il problema è difficile e qualunque mossa potrebbe creare enormi resistenze. Ma si dovrà tenere duro e remare contro gli attuali padroni del sistema.
Tutti si sono affrettati a dire la propria, a fare a gara nel chiedere severità; qualche presuntuoso (Pippo Baudo) ha pure criticato il Papa. Per poi, già nei giorni successivi, far tornare tutto verso la normalità o quasi, in perfetto stile italiano. Il nostro Paese infatti possiede il record mondiale dell'indignazione, ma pure quello del conservatorismo.
Ritengo la scelta di Pancalli di fermare tutti i campionati sostanzialmente comprensibile: come ha detto Paolo Condò il calcio non si è fermato per lutto, ma per sfinimento. Dal mio punto di vista si doveva però rispettare la prima regola dello show-business: show must go on. Per dare un segnale forte ai tifosi violenti: il calcio non siete voi e non siete in grado di fermarlo.
Al di là di pause e partite a porte chiuse è però certo che il sistema vada cambiato alla radice, con l'applicazione di norme che vadano a tutelare i cittadini "normali" e facciano terminare questo perenne stato delle cose in cui gli ultrà sono i padroni indiscussi all'interno dello stadio.
Il confronto è banale e in questi giorni è stato utilizzato numerosissime volte, ma è sicuramente il più efficace: l'Inghilterra deve essere il nostro modello. Chi ha un po' di memoria si ricorda ancora almeno vagamente quei 92 morti allo stadio di Sheffield; il fenomeno hooligans era forse ancora più grave del nostro, ma è stato limitato con grande determinazione da tutte le forze in campo: governo, federazione, società sportive. In Italia esiste oggi questa concordia e desiderio di voltare pagina? Al momento pare di sì ma è indispensabile che passata la sbornia di pietà non si torni al punto di partenza.
Non sono necessarie nel brevissimo periodo norme particolarmente innovative: come primo passo quelle contenute nel decreto Pisanu sono di per sè sufficienti, se applicate... Sono in sei stadi in tutta Italia sono stati infatti realizzati i lavori di adeguamento necessari. In quest'ottica giocare a porte chiuse anche in quelli stadi in cui sono stati investite decine di milioni per la messa a norma.
Da qui a fine anno vanno perciò chiusi quegli stadi che non offrono alcuna garanzia di sicurezza e consentirne la riapertura solo nel momento in cui siano in regola. L'Italia è anche il Paese dalle milleproroghe e questa volta abbiamo pagato un caro prezzo...
Per il futuro lo scenario deve cambiare in modo più profondo:
1) stadi di proprietà delle società calcistiche, che li possono sfruttare per qualunque tipo di attività; ora sono invece di proprietà dei comuni, con conseguente burocrazia.
2)addestramento di steward per il servizio d'ordine; nei primi tempi dovranno essere affiancati da polizia e carabinieri, ma poi dovranno diventare un valido servizio di sicurezza, con la possibilità anche di arrestare gli irrequieti. Oggi invece il servizio interno è una burletta.
3)pene più dure e soprattutto certe per i delinquenti; per molti giudici invece fare casino allo stadio è uno sfogo giovanile
4)tornelli e biglietto nominativo ovunque
5)controlli seri: togliere meno tappi dalle bottigliette e più petardi dalle tasche
6) sistemi di controllo video delle tribune, con centrali di sicurezza in ogni stadio.
Va in definitiva cancellato il concetto attuale di curva sostituito da uno, certo più gradevole, di appartenenza generale: diceva Doni che dopo una partita 1-5 dal suo Maiorca, all'uscita dallo stadio venne circondato "Adesso mi menano pensai, e invece volevano solo l'autografo".
Ricollegandomi al punto 1, buona parte degli stadi italiani andrebbe abbattuto e ricostruito altrove: ad esempio come può essere controllato adeguatamente il Massimino se si trova nel centro città? quali operazioni di filtraggio possono essere fatte prima dell'ingresso?
Il problema è difficile e qualunque mossa potrebbe creare enormi resistenze. Ma si dovrà tenere duro e remare contro gli attuali padroni del sistema.
martedì 30 gennaio 2007
Fioravanti alla cinese
La 23enne cinese Luo Xuejuan, olimpionica dei 100 rana ad Atene e vincitrice di 4 ori ai Mondiali 2001 e 2003, si ritira a causa di problemi cardiaci. Lo annuncia il 'China Youth Daily', che cita fonti mediche vicine all'atleta, secondo cui "il suo cuore non puo' piu' sopportare gli sforzi dovuti all'attivita' agonistica di vertice". Luo sarebbe "in pericolo di vita se continuasse a gareggiare a questi livelli, ma nella vita quotidiana non avra' problemi". Un segnale importante dal punto di vista dell'attenzione della persona, oltre che dell'atleta, in un Paese noto per gli allenamenti massacranti somministrati ai bambini.
Quest'attenzione è in realtà in forte crescita, fatto testimoniato anche dal nuovissimo centro antidoping creato dal comitato olimpico nazionale, dove ogni anno sono analizzate migliaia di campioni. Possiamo crederci o meno ma pare che sotto questo aspetto la Cina stia cambiando radicalmente dopo le figuracce rimediate in passato.
Capitolo candidature olimpiche: il nuovo ministro allo sport di Taiwan Yang Chung-ho ha dichiarato alla Deutsche Presse-Agentur di voler candidare la nazione per il 2020, illuminato da un viaggio a Pechino, pur rimanendo indeciso su quale città dovrebbe essere la sede. Il supporto locale appare però scarso e anche a Taiwan si è ben consci che un'operazione del genere avrebbe la forte cotrarietà della Cina.
La Cina stessa dovrebbe candidare per il 2018 Harbin, che nel 2009 ospiterà le Universiadi Invernali. Sarebbe una candidatura molto forte se Salzburg dovesse vincere per il 2014, irrobustita ulteriormente dai rumors che vengono dalla Nuova Zelanda: pare che lo stato oceanico voglia ripiegare sui Giochi del Commonwealth 2018 (Auckland o Christchurch).
Quest'attenzione è in realtà in forte crescita, fatto testimoniato anche dal nuovissimo centro antidoping creato dal comitato olimpico nazionale, dove ogni anno sono analizzate migliaia di campioni. Possiamo crederci o meno ma pare che sotto questo aspetto la Cina stia cambiando radicalmente dopo le figuracce rimediate in passato.
Capitolo candidature olimpiche: il nuovo ministro allo sport di Taiwan Yang Chung-ho ha dichiarato alla Deutsche Presse-Agentur di voler candidare la nazione per il 2020, illuminato da un viaggio a Pechino, pur rimanendo indeciso su quale città dovrebbe essere la sede. Il supporto locale appare però scarso e anche a Taiwan si è ben consci che un'operazione del genere avrebbe la forte cotrarietà della Cina.
La Cina stessa dovrebbe candidare per il 2018 Harbin, che nel 2009 ospiterà le Universiadi Invernali. Sarebbe una candidatura molto forte se Salzburg dovesse vincere per il 2014, irrobustita ulteriormente dai rumors che vengono dalla Nuova Zelanda: pare che lo stato oceanico voglia ripiegare sui Giochi del Commonwealth 2018 (Auckland o Christchurch).
venerdì 26 gennaio 2007
Tutto come previsto
Come preannunciato su questi schermi Franz Klammer diventa il nuovo CEO per Salisburgo 2014. Questa nomina darà grande prestigio alla candidatura, che trarrà di certo vantaggio anche dalle, qui parimenti annunciate, polemiche su Sochi 2014: il nuovissimo complesso di Krasnaya-Polyana è stato aperto per mostrarlo ai membri CIO in visita ispettiva e successivamente chiuso. Con le piste sono stati bloccati anche caffè, ascensori, ristoranti e negozi. A seguito delle polemiche montate nei giorni successivi Krasnaya è stato riaperto, ma l'impressione è che la figura fatta dai russi non sia granchè...
Una voce dalla Cina mette in allarme per i Giochi 2008: gli impianti sarebbero stati costruiti con materiali scadenti a causa della corruzione dilagante fra i pubblici funzionari governativi. Non ho dati per appurare se tutto ciò sia vero, ma è decisamente possibile, visto che la corruzione in Cina è molto diffusa a tutti i livelli. Sicuramente il design dei siti olimpici è straordinario e rivoluzionario, per il resto si vedrà, di certo il CIO dovrà prendere una posizione in merito.
Il softball chiede di tornare sport olimpico; sinceramente non vedo un chiaro motivo per cui sia stato eliminato (così come il baseball) dal programma di Londra 2012.
Un'altra cosa che avevo anticipato in puntate passate del blog era il ruolo crescente della Danimarca sulla scena sportiva mondiale. Ebbene, oggi sono stati assegnati a Copenaghen i mondiali di ciclismo su pista 2010 e di ciclismo su strada 2011. Non è molto ma per una lunga marcia si deve comunque partire con un piccolo passo e finora i danesi sono già in vantaggio sulla tabella di marcia.
Una voce dalla Cina mette in allarme per i Giochi 2008: gli impianti sarebbero stati costruiti con materiali scadenti a causa della corruzione dilagante fra i pubblici funzionari governativi. Non ho dati per appurare se tutto ciò sia vero, ma è decisamente possibile, visto che la corruzione in Cina è molto diffusa a tutti i livelli. Sicuramente il design dei siti olimpici è straordinario e rivoluzionario, per il resto si vedrà, di certo il CIO dovrà prendere una posizione in merito.
Il softball chiede di tornare sport olimpico; sinceramente non vedo un chiaro motivo per cui sia stato eliminato (così come il baseball) dal programma di Londra 2012.
Un'altra cosa che avevo anticipato in puntate passate del blog era il ruolo crescente della Danimarca sulla scena sportiva mondiale. Ebbene, oggi sono stati assegnati a Copenaghen i mondiali di ciclismo su pista 2010 e di ciclismo su strada 2011. Non è molto ma per una lunga marcia si deve comunque partire con un piccolo passo e finora i danesi sono già in vantaggio sulla tabella di marcia.
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